
Ripenso a volte ad un giorno particolare della mia vita, il giorno in cui ci dicemmo addio.
Non ricordo i miei pensieri, ricordo il rifiuto di riprendere indietro i regali, divenuti ormai “cianfrusaglie senza senso”, testimoni di un passato sepolto. Ricordo il tuo viso attonito per quel che dicevo, ma non so proprio cosa dicessi. Ricordo il mio pianto soffocato e le lacrime nascoste, ma non son mai riuscito a comprendere quanto soffrissi … Eppure sapevo che anche tu avevi pianto per me lacrime d’amore, che anche tu mi desideravi, ma come armati di asce invisibili, decidemmo di recidere ogni tentacolo che cercava d’avvinghiarci. Riuscimmo a separarci : io per scelta, tu non saprei. Tra la mia vita ed il tuo amore scelsi il tuo amore e ti lasciai. Ti lasciai libera di volare anche senza comprendere le tue ragioni, ma tra il mio desiderio di stare con te ed il tuo desiderio di vivere la tua vita scelsi la tua vita e me ne andai.
La vita ed il volo; ora non ricordo più nulla, non so quanto ho sofferto gridando il tuo nome nel deserto, non so quanto ho pianto e quando ho smesso, non so che cosa mi ha portato così lontano, ma so che basta un tuo capello per legarmi a questa vita , che ormai è passata. Un capello esile, che solo io so riconoscere, un capello che sostiene il mio vivere, come un angosciante trastullo, in attesa che le Parche arrivino , poi il nulla mi porterà oltre la vita.
RIFLESSIONE: una lettera mai spedita, ovviamente, scritta molto tempo dopo l’addio … Strano, ma vero: i ricordi emergono solo se non evocati. Un’anima eternamente incantata, alla ricerca di sé e della bellezza interiore, lascia emergere solo quelli belli. Sarebbe inutile e dannoso ricordare il peggio, anche se sicuramente c’è stato un peggio. Quando ritorni al passato, cerchi solo la luce, al massimo vedi le ombre, ma le tenebre, quelle no. Allontani in qualche modo l’idea di poter essere “ottenebrato” …